PSICOGEOGRAFIE

Gianni Biondillo
con la collaborazione di Francesco Rizzi

Sono raccolte in questo sito sia le narrazioni psicogeografiche realizzate per l’Accademia di architettura di Mendrisio da Gianni Biondillo che i lavori degli studenti del suo corso “Elementi di psicogeografia e narrazione del territorio” dall’anno accademico 2013-2014.

La psicogeografia è una tecnica del corpo, nata con le avanguardie artistiche, che indaga lo spazio urbano percorrendolo a piedi.

Oggi è diventata una pratica transdisciplinare dove convogliano vari campi del sapere focalizzati alla comprensione del territorio: la sociologia, l'economia, la geografia, l'antropologia, l'urbanistica, ma anche la letteratura, l'arte, il cinema, la filosofia, eccetera.

La scala del paesaggio è quella dove si gioca autenticamente la comprensione del reale, la sua complessità, le sue contraddizioni.

Attraversare il territorio, rigorosamente a piedi, usando il metodo psicogeografico, significa comprendere e interpretare il paesaggio contemporaneo, fuori dai suoi luoghi comuni, restituendogli dignità e identità mediante l'indagine e la narrazione.

L’esperienza fisica, emotiva, estetica, serve a superare il pregiudizio nei riguardi di uno spazio erroneamente reputato “banale”, prevedibile, scontato, per giungere a una consapevolezza nuova nei riguardi del paesaggio quotidiano, palinsesto dove si depositano i significati e i sogni delle popolazioni che lo hanno abitato e che tutt’ora lo abitano.

Infine narrare significa condividere la conoscenza acquisita, nella speranza di stimolare ad altri, attraverso il racconto, il desiderio di ripetere autonomamente l’esperienza. Buon viaggio.








Campus Ticino - Mendrisio/Lugano
Narrazione
Scie culturali
Caddeo
Narrazione
Passaggi
Bonini
Narrazione
Infrastrutture
Vasvari
Narrazione
Via Lucis
Crespi
Narrazione
Surprising changes
Lietha
Narrazione
Profili
Pastore
Narrazione
Flussi sonori
Tonelli
Scie culturali
/Alberto Caddeo/
In epoca in cui affrontare il Grand Tour era obbligatorio per essere riconosciuti come artisti, molti pittori diretti in Italia si trovavano a dover attraversare il Ticino. Non pochi vennero ammaliati dal pittoresco potenziale delle sponde del lago di Lugano e dal profilo sinuoso delle montagne che lo circondano. Prima di subire una aristocratizzazione, con l’avvento delle carrozze, il Grand Tour veniva svolto a piedi. Si trattava di esperienze psicogeografiche ante litteram dove la narrazione di ritorno si concretizzava nei dipinti. Il concetto di paesaggio come creazione dell’occhio filtrata dalle esperienze personali e dunque puramente soggettiva, trova conferma nella varietà di diverse versioni degli stessi soggetti dipinti. La nostra esperienza psicogeografica ci ha portato da Capolago a Lugano, intrecciando il nostro percorso con quello intrapreso dagli artisti del secolo scorso e quello precedente. Riguardando quelle vecchie stampe si possono ritrovare delle forti somiglianze con il territorio contemporaneo, in alcuni casi però le trasformazioni che si sono depositate sul territorio rendono molto difficile l’identificazione dei luoghi raffigurati. La cultura dell’automobile ha portato il cambiamento maggiore nel paesaggio, imponendo infrastrutture urbanistiche di dimensioni imponenti che cozzano con il delicato profilo dei monti prealpini.

Coprire la distanza che abbiamo percorso noi interamente a piedi ha riservato qualche sorpresa, infatti i collegamenti pedonali tra i paesi sono praticamente inesistenti e bisogna servirsi di passaggi di fortuna, come il ciglio di una ferrovia o il bordo di una strada non pensata per la sicurezza di un camminatore, per dirla con un eufemismo. Il nuovo soggetto del gran tour, assieme al lago e alla skyline definita dai rilievi è la strada (e la ferrovia).

In alcuni casi invece le sponde del lago sono state trasformate in modo più sensibile, senza lacerare la carica sublime del luogo, valorizzandone l’aspetto suggestivo e rendendo la contemplazione del panorama più comoda.

Le immagini qui proposte indagano come l’architettura ha modificato il territorio, e come si presenterebbero quei dipinti antichi se fossero ripresi ai giorni d’oggi
Originale: Gabriel Lory Fils (1825)


Originale: Francis Towne (1781)


Originale: Ambrogio Preda (1870)


Originale: Hans Conrad Escher von der Linth (1795)


Anonimo


Passaggi
/Niccolò Bonini/
A metà tra due poli geografici, il Nord e il Sud Europa, il Ticino rappresenta per eccellenza un luogo di passaggio: di popoli, di clandestini, di libri e riviste clandestine, di studenti, di artisti, di lavoratori, di auto e treni, di soldi, di sogni.
L’identità di questa regione, caratterizzata da una particolare conformazione orografica e da una forte presenza delle infrastrutture di trasporto, è il fatto di essere un crocevia bidirezionale di persone, di cose e di informazioni.
Queste infrastrutture, strada cantonale, autostrada e linea ferroviaria, a volte corrono parallele lungo il loro percorso, a volte si intersecano tra di loro creando dei punti internodali, altre volte interagiscono con l'orografia del luogo "forandola" in determinati punti per potervi passare attraverso.
Durante il nostro cammino da Capolago a Lugano non mi è stato possibile non cogliere questa forte presenza dell'infrastruttura, diventando così passo dopo passo il leitmotiv dell'intera esperienza psicogeografica, accompagnandoci dall'inizio alla fine; a volte costituendo il nostro stesso cammino, a volte trovandosi accanto a noi e a volte trovandosi a dovere essere da noi attraversata.
Il rapporto da pedone-camminatore con l'infrastruttura mi è risultato ancora più forte, da un punto di vista visivo, corporale ed emotivo, in corrispondenza di quei punti di connessione del sistema, ovvero dove i suoi componenti si intersecano o dove esso interagisce con gli elementi naturali. Questi punti mi sono quindi sembrati significativi in quanto rivelatori inconsci della condizione generale di questo territorio: l'essere un luogo di passaggio "tagliato" da questo sistema.
E' inoltre curioso notare come molti di questi luoghi di passaggio e connessione costituiscano fertile terreno di sfogo per i giovani graffitari, ciò che è ben visibile in alcune delle immagini, quasi come se le loro intenzioni fossero di esprimere la loro arte, che tende spesso alla rivelazione di una realtà altra, proprio in questi spazi, non tanto per la loro mancanza di sorveglianza, quanto più per la condizione di indeterminatezza spaziale e temporale (i treni che passano veloce sopra di essi) che li caratterizza. Questa specifica condizione del territorio, quella di essere letteralmente attraversata dalle infrastrutture, è narrata per mezzo di un piccolo reportage fotografico di immagini in bianco e nero di questi punti critici che ne rivelano implicitamente la natura intrinseca.
L'autostrada attraversa la strada cantonale sovrastandola, "tagliando" la vista del paesaggio.


Le infrastrutture intersecandosi creano dei "buchi" che diventano parte del paesaggio.


La linea ferroviaria si crea un varco nel Monte Generoso per poterlo attraversare.


Le infrastrutture si relazionano all'orografia ognuna in maniera diversa.


Infrastrutture, montagne e lago in un solo colpo d'occhio.


Infrastrutture come paesaggio
/Raul Vasvari/
The ubiquity of contemporary infrastructure cannot be overstated; it silently conveys, inhibits, facilitates and mediates. Today, especially in Switzerland, where landscape exists, so does infrastructure. In our era, infrastructure has gained a new degree of visibility and complexity which separates it from the entire pre-industrial history of human life and culture. Landscape is not purely a temporal or biophysical phenomenon. Culture is an integral component in the formation of both landscape and the infrastructural systems which transverse it, many of which are unique to place and people.
The romanticised image of swiss landscapes and especially the ones in Ticino, with its mountains, lakes, and forests, as hard as it is to accept by its inhabitants, are forever “infested” visually, accustaically and even phenomenologically with the presence of the infrastructure. The fact that the “sublime” that we are used to feed ourselves with, is becoming more and more remote and artificial can no longer be ignored. The question is, to wich extent this is a negative thing. Infrastructure as we perceive it, has become both culturally and physically peripheral, resigned to crumble and rot, a secondary unwanted landscape that we do not want to accept and to adopt- “non places”. However we do not realise that its omnipresence has irreversibly changed the primary landscape forever, and whether we like it or not it is there, everywhere, even at the Swiss Miniatur (especially there). Thus, one should consider necessary to recontextualize landscape, the common medium for human inhabitation, as infrastructure and viceversa; a practice inexorably tied to the history of human civilization.
According to Denis Cosgrove (famous cultural geographer, in his essay “Social Formation and Symbolic Landscape” 1984) : “ landscapes emerge from specific geographical, social, and cultural circumstances; [...] landscape is embedded in the practical uses of the physical world as nature and territory.[...] These practical uses of the physical world are infrastructural: transport, production, mediation, facilitation.”
Therefore, whether this lost sublime paradise is trully lost, or is just transformed, being a matter of perception or acceptance, or whether it has undergone an irreversible distructive path, each can answer for his own. This short personal movie, as a collection and documentation of lively bits of infrastructure and landscape (inspired by conceptual practices of artists like Hilda and Bernt Becher, but in the spirit of the ideas of Guy Debord) does not claim to give an answer to this question. It tries, however, to seize and emphasise this discrepancy between a landscape that we are accustomed to like and to “love” , and its alter-ego, a hard to digest one, but “painfully” present, between a blind view to the lake and the noise behind, let’s say.


Infrastrutture come paesaggio


Via Lucis
/Alessio Crespi/
Un’esperienza psicogeografica è il riuscire a “guardare”, e non necessariamente a vedere, ciò che ci circonda. La mia interpretazione a questo esercizio è stata la volontà di negare il senso percettore, di cui tutti pensiamo sia la principale fonte della nostra memoria, ossia la vista, ma utilizzando le doti degli altri sensi. Per questo motivo ho deciso di bendarmi lungo tutto il percorso che parte dalla frazione di Capolago fino alla sede dell’Università della Svizzera Italiana a Lugano. L’idea, a cui mi ispirai per questa narrazione psicogeografica proviene dalla mia coinquilina, Esme Brooker, mentre ero in Erasmus a Glasgow: lei ha cercato di scoprire il territorio tedesco di Stoccarda completamente bendata per una intera notte (https://www.youtube.com/watch?v=OmgBtGi6wcs).

Questo modo di scoprire e leggere il paesaggio che ci circonda in una dimensione diversa da ciò che caratterizza la professione dell’architetto mi ha fin da subito affascinato e ho cercato di proporla in questa passeggiata educativa.


Le regole di questo gioco ... psicogeografico
Non avendo alcuna idea di come si potesse affrontare una camminata psicogeografica, per di più da non vedente, cercai di attingere alla mia esperienza da animatore/pagliaccio per bambini: per organizzare un gioco è necessario prevedere delle regole divertenti alle quali tutti devono attenersi per l’ottimo successo del gioco, con ovvie varianti in corso d’opera. Perciò decisi di pormi nella stessa condizione, nella quale bambino e animatore sono la stessa persona, e definire dei punti chiari sul come “giocare” al meglio questa esperienza:
- Il percorso va affrontato tutto a piedi;
- l’esperienza va fatta completamente bendata (con eccezione nei tratti pericolosi);
- il bendato deve essere accompagnato;
- la performance deve essere registrata con qualsiasi mezzo tecnologico a sua disposizione (con foto, filmati, registrazioni sonore);
- il “cieco” deve cercare di prendere degli appunti di viaggio per una maggiore facilità di rilettura del lavoro svolto in un secondo tempo;
- bisogna cercare utilizzare tutti i sensi a disposizione per comprendere al meglio il paesaggio presente.


Compiti a casa …
Il giorno seguente all’escursione bendata ho cercato di restituire graficamente, con semplici disegni acquarellati, ciò che avevo vissuto senza essere influenzato dal materiale raccolto durante l’esperienza: fu una sorta di stampa cartacea dei ricordi presenti nella mia mente. L’unico aiuto in questa rielaborazione furono gli appunti presi nel corso della performance, soprattutto per collocare cronologicamente le diverse tappe. La fase successiva a questa narrazione grafica fu il confronto con il materiale visivo registrato, nel mio caso attraverso dei brevi video, per compiere delle riflessioni relative al territorio attraversato.


… e la mia narrazione
Dopo questa prima fase, ho deciso di raccontare questa mia esperienza come una “Via Crucis” narrata nei percorsi devozionali cristiani (Sacri Monti), nella quale l’atto del camminare e fermarsi di fronte ad una determinata “stazione” fa rivivere nel presente ciò che ormai appartiene al passato remoto. Lo stesso effetto ho cercato di proporlo nella mia narrazione laica (da qui il titolo VIA LUCIS), nella quale le quattordici tappe sono frutto di analisi di temi “sacrali” nella definizione del territorio del Canton Ticino: è il passaggio tra nord e sud Europa (I. Stazione e III. Cavalcavia), ossia una terra di confine (II. Tipografia), dove si manifesta l’incontro di differenti culture (XI. Museo, XII. Piazza e XIII. Magazzini e XIV. Università) in un ambiente, però, con forti tradizioni religiose (IV. Cappella e VI. Santuario) e identitarie (VIII. Monumento, IX. Labirinto e X. Patibolo). Tutto ciò è sostenuto da un contesto naturalistico fortemente caratterizzante (V. Lungolago e VII. Foresta). Questa mia lettura del territorio ticinese è riassunta in questo elaborato chiamato per l’appunto “Via Lucis”, nella quale il termine latino Lucis (luce) vuole essere l’antitesi dell’esperienza vissuta, ossia il camminare bendati da Capolago a Lugano.



I.
Stazione /ˈsteɪʃ(ə)n / 車站 / 45°54'11.12"N / 8°58'44.25"E
08.11.2014 _ h 9.10
Via Famiglia Carlo Scacchi 1 _ Capolago _ Switzerland (CH)

“Da qui parte la mia esperienza psicogeografica, mi metterò questi occhiali con lenti in cartone e proverò a camminare da qui a Lugano completamente bendato.”

"From here I start my psychogeographic experience, I will get these glasses with cardboard lenses and I’ll try to walk from here to Lugano completely blindfolded."

Alle 8.40 mi recai presso la Stazione di Capolago (CH).
Nell’attesa dei miei compagni preparai l’attrezzatura: montai la telecamera GoPro sopra il casco, controllai il collegamento Wi-Fi con il mio cellulare. Sembravano gli stessi preparativi prima di qualche missione speciale di un film hollywoodiano. Provai gli occhiali con le lenti oscuranti. La prima sensazione fu abbastanza strana: da piccolo ho sempre avuto paura del buio, perciò il camminare da Capolago a Lugano bendato era, più che un’esperienza educativa, una sfida personale. Poco prima del transito del treno, giunsero alla stazione Laetitia e la sua amica Alessandra, che volontariamente si offrì di farmi da accompagnatrice (fu la prima volta che la incontrai!). Puntuali alle 9.10, con l’arrivo di tutti , ebbe inizio quest’esperienza psicogeografica.



II.
Tipografia / tʌɪˈpɒɡrəfi / 印刷業 / 45°54'20.43"N / 8°58'51.75"E
08.11.2014 _ h 9.30
Via Carlo Maderno 13 _ Capolago_ Switzerland (CH)

“I proprietari, accogliendoci in casa loro, dissero: - Questa fu l’ex tipografia elvetica. Da qui passa la nascita dell’Italia. Ma pochi conoscono la sua esistenza.”

"The owners, welcoming us into their home, said: - This was the Swiss typography. From here goes the birth of Italy. But few know about its existence."

Sentii subito la fiducia di Alessandra e mi feci guidare:
l’immagine più chiara per spiegare cosa stavo provando è quella del bambino che non sapendo camminare si lascia tenere in piedi dalle braccia della mamma. Dopo pochi passi ci fermammo davanti ad una targa commemorativa. Il professore volle rilevare l’importanza del luogo che ci prestavamo a visitare. I proprietari, marito e moglie, ci spiegarono, orgogliosi, la loro volontà di salvaguardare - restaurare quella storica tipografia elvetica trasformandola in un museo / casa privata. Si sentiva nella loro voce la fierezza di essere riusciti a riportare alla luce un pezzo di storia, di cui pochissimi italo-ticinesi conoscevano l’esistenza. Infatti, tra quelle mura durante il Risorgimento furono stampati clandestinamente volantini inneggianti l’unità d’Italia.



III.
Cavalcavia /ˈəʊvəpɑːs /立交桥 / 45°55'0.22"N / 8°59'6.13"E
08.11.2014 _ h 10.38
Via Cantonale 95_ Melano _ Switzerland (CH)

“A un certo punto il professore si fermò e disse: - Qui c’è la vera immagine del Ticino con l’autostrada, la ferrovia, la cantonale, il lago, e la villetta con la palma.”

"At one point, the professor stopped us and said: - Here there is the image of Ticino with motorway, the railroad, the canton street, the lake, and the house with palm."

Uscimmo dal cortile dell’ex-tipografia e riiniziò la prova in direzione Lugano.
Presi a braccetto la mia guida Alessandra e ci dirigemmo verso nord: il sole non riscaldava molto, anche se la giornata era molto serena dopo lunghe settimane piovose. Incominciai a decifrare quali suoni mi avrebbero accompagnato in quest’impresa e chiesi alla mia accompagnatrice di essere per un giorno i miei occhi descrivendomi il paesaggio. Subito mi accorsi dell’importanza del parlare per sentirmi a mio agio. A un certo punto il professore bloccò il gruppo. Il rumore delle automobili sulla cantonale si fece più intenso, come se fossimo in un tunnel, ma quest’idea fu subito smentita dal ritmo costante delle vetture sopra di noi. Ci trovavamo sotto un cavalcavia, dove si rappresenta l’attuale situazione del Ticino contemporaneo.



IV.
Cappella /ˈtʃap(ə)l / 教堂 / 45°55'15.67"N / 8°58'51.89"E
08.11.2014 _ h 11.00
Via Santa Lucia 1 _ Melano _ Switzerland (CH)

“Con sorpresa mi dissero che mi trovavo di fronte a questa cappella dedicata alla protettrice dei ciechi, Santa Lucia: pensai che fosse stato un segno del destino?”

"To my surprise they told me that I was in front of this chapel dedicated to the protector of the blind, Saint Lucia: was it a sign of destiny?

Il percorso proseguì sul marciapiede alla destra della strada cantonale.
Alessandra continuava a esautorarmi di descrizioni e allo stesso tempo mi premeva alla sua destra contro i muretti di cemento, per paura che potessi invadere la careggiata. Da qualche chilometro un freddo umido dell’ombra delle montagne continuava a pungere la pelle. Tale sensazione perdurò fin quando non attraversammo la strada: il calore del sole incominciò a scaldarmi le spalle. Svoltando così verso sinistra, prendemmo la direzione lago. Passammo sotto a un lungo cavalcavia autostradale, che a detta di tutti i presenti, dipinto con ottimi graffiti. Giungemmo vicino alla riva e rimanemmo sorpresi da ciò che ci attendeva, una cappella dedicata alla protettrice dei ciechi, Santa Lucia. In quel momento mi sentii, stranamente, rincuorato.



V.
Lungolago /ˈleɪkfrʌnt / 湖滨 / 45°56'8.31"N / 8°58'7.05"E
08.11.2014 _ h 11.58
Via Rodari 1 _ Maroggia _ Switzerland (CH)

“Un lento ondeggiare del lago, questo muro di cemento alto quanto me alla mia destra e quel DIN- DON- DAN di fronte a me: siamo arrivati qua a Maroggia.”

"A slow swaying of the lake, this concrete wall as tall as me on my right and the Ding Don Dong in front of me: we got here to Maroggia."

Dopo aver preso un breve appunto con il mio metodo del foglio-piegato,
l’esperienza psicogeografica in direzione Maroggia: per molti passi alla mia sinistra si mantenne il dolce ritmo del lago e alla mia destra percepivo il ronzio scostante dell’autostrada. Il suono talvolta era spezzato dalla presenza di alcune abitazioni che creavano una barriera fonica. Alessandra mi aiutò a superare l’ingresso ad un parcheggio e aggrappandomi alla sua tracolla oltrepassammo un campeggio e campi di erba appena tagliata: percepii quell’inconfondibile odore di freschezza. Continuammo a camminare in quel limbo tra rete autostradale-ferroviaria e lago per circa cinquanta minuti fino a giungere a un viale ove il suono delle campane mi diede la certezza dell’ora e del luogo: Maroggia, ore 12.00.



VI.
Santuario /ˈsaŋ(k)tjʊəri / 道院 / 45°56'21.32"N / 8°58'2.95"E
08.11.2014 _ h 12.17
Oratorio della Madonna della Cintura_ Maroggia _ Switzerland (CH)

“Il rumore mi disorientava: pensavo di essere stato abbandonato in una piazzola di sosta dell’autostrada, invece mi trovavo a pochi metri da questo sacro santuario.”

"The noise was confusing me: I thought I was abandoned in a lay-by on the motorway, instead I was a few meters away from this sacred sanctuary."

Mentre il tintinnio delle campane era sempre più assordante, entrammo, in un corridoio urbano:
le voci cominciavano a diventare sempre più strette e il mio bastone inciampava continuamente nei bordi del pavimento in selciato. Dopo pochi passi fummo nuovamente su un marciapiede. Oltrepassando un piccolo cavalcavia, entrammo in un parco con un campo da basket. Il rumore delle vetture si fece assordante. Il disorientamento fu totale: forse mi trovavo in una piazzola di sosta dell’autostrada e non me ne ero accorto. Il sentiero continuava a salire, il respiro si fece affannoso e il rombo veicolare si avvicinava ai miei orecchi. Alessandra mi disse che eravamo giunti al Santuario della Madonna della Cintura e me ne accorsi nel momento in cui, come San Tommaso, ne toccai i mattoni della facciata seicentesca.



VII.
Foresta /ˈfɒrɪst / 林 / 45°56'30.04"N / 8°57'58.15"E
08.11.2014 _ h 12.35
Via Collina 2 _ Bissone _ Switzerland (CH)

“Mi dissero di togliermi gli occhiali e, come potete costatare, mi ritrovai per una selva oscura ché la diritta via era smarrita: mai versi furono più appropriati.”

"They told me to see again, as you can see, I found myself within a dark forest that the straightforward pathway had been lost: verses were never more appropriate."

La sosta durò pochi minuti. I miei compagni rimasero affascinati dal panorama
che si vede da quel pianoro di fronte al Santuario. Mi consigliavano di togliermi gli occhiali per rimanere anch’io estasiato da quella visuale. Decisi a malincuore di assecondare la proposta fino a quando Francesco, l’assistente, mi obbligò a toglierli per continuare in sicurezza l’esperienza. Alla sinistra del santuario prendemmo un piccolo sentiero, poco battuto e scalammo la collina che sovrasta la galleria San Nicolao. In quel momento rimasi così affascinato della possibilità di vedere, dopo quasi tre ore di buio, che dimenticai i suoni che mi circondavano, ma mi concentrai soprattutto sulla bellezza dei colori autunnali di quella fitta foresta. La sensazione fu la stessa in cui si è svegliati da un lungo sogno e si torna alla realtà d’immagini.



VIII.
Monumento /ˈmɒnjʊm(ə)nt / 碑 / 45°56'58.23"N / 8°57'53.93"E
08.11.2014 _ h 13.36
Via Maroggia 1 _ Bissone _ Switzerland (CH)

“Questo è il paese che ha dato i natali il 27 settembre 1599 a uno dei tre architetti pontifici ticinesi, Francesco Castelli detto Borromini. Benvenuti a Rom … Bissone.”

"This is the village that gave birth on September 27, 1599 in one of the three Pope’s architects from Ticino, Francesco Castelli said Borromini: welcome to Rom..Bissone."

Dopo uno scollinamento di trequarti d’ora, cominciarono a riapparire segni di un centro abitato.
Rimisi gli occhiali oscurati e mi concentrai nuovamente sul vocabolario di suoni percepiti all’ultimo istante di buio. Il rumore dell’autostrada tornò violentemente nei miei timpani finché non me lo sentii fin sotto i piedi: infatti, come Alessandra riferì, stavamo attraversando il viadotto pedonale verso il centro storico di Bissone. Da questo punto in poi fu una discesa a ostacoli: i gradini non avevano una pedata costante, e giunti, vicini alla cantonale, dovetti porre molta attenzione nello schivare i tavolini dei bar. Poi, tutti insieme entrammo nella sede del comune, ove una signora ci descrisse le origini e il vanto di questo piccolo paesino lacuale: qui a Bissone nacque nel 1599, Francesco Castelli detto il Borromini.



IX.
Labirinto /ˈlab(ə)rɪnθ / 迷宫 / 45°57'14.94"N / 8°57'0.79"E
08.11.2014 _ h 14.34
Via Cantonale 5 _ Swissminatour _ Melide _ Switzerland (CH)

“In questo parco ci sono i modelli in 1:25 dei principali monumenti svizzeri. Allora la guida ci mostrò orgogliosa uno degli ultimi arrivati: il Duomo di Milano. Cosa?”

"In this park there are models in 1:25 of the main monuments in Switzerland. Then the guide proudly showed us one of the latest arrivals: Duomo of Milan. What? "

La visita alla casa comunale fu abbastanza celera così come il pranzo al sacco per
ripartire dopo breve alla volta di Lugano. Da Bissone prendemmo un percorso pedonale non asfaltato per attraversare il lago (Ponte-diga di Melide). Anche in quest’occasione il mio udito mi riferì un paesaggio, presumo, del tutto diverso dei miei compagni. I suoni lacustri erano solo un sibilo a confronto dei toni piuttosto alti dei motori delle vetture. Il sentiero rettilineo terminò, entrando nel parco tematico della Swissminatour a Melide. Dopo un giro iniziale su un trenino, continuammo la visita attraverso i vari modelli dei monumenti svizzeri in scala 1:25. Non compresi nulla di quel luogo a parte la sensazione di completa confusione: per fortuna che Alessandra mi guidava attraverso quei meandri labirintici altrimenti, mi sarei perso.



X.
Patibolo /ˈɡaləʊz / 刑场 / 45°58'58.65"N / 8°57'23.15"E
08.11.2014 _ h 16.17
Capo San Martino _ Lugano - Paradiso _ Switzerland (CH)

“Riacquistai la vista per questioni di viabilità, per godendomi questo tramonto e per bere un caffè … poi qualcuno disse: lo sapevate che da qui si giustiziava. Gulp!”

"I regained the view to traffic issues, to enjoy this sunset and to drink a coffee... then someone said: did you know that from here was executed. Gulp! "

Oltrepassato l’utopico “confine” svizzero verso metà pomeriggio, ci dirigemmo verso
la stazione di Melide, dove il professore ci fece notare alcune icone di San Cristoforo, presenti ai bordi del Ponte-Diga: un segno buon augurale ai tempi in cui attraversare il lago avveniva solo con il battello. Per una seconda volta dovetti togliere gli oscuranti. Da Melide, il percorso per arrivare a piedi fino a Lugano è l’equivalente di camminare sospesi su di un filo: uno spazio di circa quaranta centimetri tra la strada cantonale sulla sinistra e la rete ferrovia alla mia destra. Rimango affascinato dai colori rosati delle montagne al calar del sole e il “Casinò bottiano” rimane per chilometri un riferimento costante. Finché raggiungiamo Capo San Martino per una sosta-caffè e si tornò a parlare, dopo quasi un’ora in fila.



XI.
Museo / mjuːˈzɪəm / 博物馆 /45°59'57.45"N / 8°56'57.12"E
08.11.2014 _ h 17.09
LAC Lugano Arte e Cultura _ Lugano _ Switzerland (CH)

“Il professore ci spiegava le caratteristiche di questo nuovo Centro Culturale della Città di Lugano e pensavo se un giorno fosse possibile visitarlo da non-vedenti?”

"The professor explained us the characteristics of this new Cultural Center of the City of Lugano and I thought if one day it can be visited by the blind?"

Terminata la degustazione caffeinica, riprendemmo l’esperienza psicogeografica
psicogeografica ormai sul territorio della città di Lugano. Decisi di rimettermi gli occhiali e continuare con la mia performance da cieco, per la gioia della mia accompagnatrice, la quale era abbastanza provata dal viaggio. Eravamo giunti in località Paradiso e il numero di persone che passeggiava accanto a me continuava ad aumentare. Il sole stava calando e cominciava a sentirsi quella freschezza delle serate autunnali. Il vociare e il ritmo dei passi delle persone mi fecero percepire che stavamo arrivando verso il centro di Lugano, ma non riuscivo a percepire a quale altezza del lungolago fossimo. Solo quando giungemmo nella piazza di fronte al nuovo Centro Culturale della Città di Lugano, il cosiddetto LAC, che riuscii a ricollocarmi geograficamente.



XII.
Piazza / pɪˈatsə / 广场 / 46° 0'13.48"N / 8°57'4.03"E
08.11.2014 _ h 17.15
Piazza Riforma _ Lugano _ Switzerland (CH)

“Alessandra mi disse che eravamo nella piazza davanti al Comune e le ricordai che qui nel 1798 i ticinesi ottennero l’indipendenza contro le armate di Napoleone.”

"Alessandra said that we were in the square in front of the town hall and I reminded her that here in 1798 the Ticinesi gained independence against Napoleon."

Dopo alcune osservazioni su questo nuovo intervento urbano (LAC), l’esperienza proseguì
all’interno delle strade pedonali luganesi. Per me fu un vero incubo: percepì una confusione di rumori tali che mi avvicinai ad Alessandra per aver un supporto nell’attraversamento di quella, che posso definire, una giungla urbana. Le voci delle persone che passeggiavano accanto a me e dei bambini mi mettevano il timore che da un momento all’altro li avrei certamente urtati. Fino a quel momento la voce di Alessandra, il suono del paesaggio lacuale e il rumore delle vetture erano i capisaldi del mio orientamento sonoro, ma in quel momento, invece, i viali pieni di persone, mi disorientavano. Conosco molto bene le vie di Lugano e mi accorsi, come la mia guida confermò, di essere arrivati in Piazza della Riforma o del Comune.



XIII.
Magazzini / ɛmˈpɔːrɪəm / 商场 / 46° 0'18.00"N / 8°57'2.98"E
08.11.2014 _ h 17.20
Piazza Dante Alighieri _ Lugano _ Switzerland (CH)

“Dopo pochi passi giungemmo in quest’altra piazza dedicata alla memoria del poeta italiano Dante Alighieri e qualcuno disse: ma no, è quella della Manor. ”

"After a short walk we came to this other “piazza” dedicated to the memory of the Italian poet Dante Alighieri and someone said: “But no, it is that of the Manor.”

Alessandra si soffermò qualche attimo a descrivermi quello spazio:
il palazzo comunale con lo stemma della Città di Lugano e i tre bar/ristoranti presenti di fronte ad esso. Da qui prendemmo la strada accanto alla pasticcieria storica Vanini in direzione di Piazza Dante. Il numero di persone aumentava costantemente, soprattutto con l’avvicinarsi del grande centro commerciale della Manor. In quel momento percepii il culmine di quella foresta di suoni. Essendo passato molte volte da quel punto della città, chiesi ad Alessandra se ciò che avevo in mente, di quel paesaggio, fosse vero: la chiesa di Sant’Antonio Abate alla mia destra, l’ingresso dei grandi magazzini alla mia sinistra e di fronte un negozio di vestiti e una pasticcieria. Da qui ci dirigemmo alla destra della piazza, verso la pensilina dei postali.



XIV.
Università / juːnɪˈvəːsɪti /大學 / 46° 0'38.09"N / 8°57'29.44"E
08.11.2014 _ h 17.40
Via Giuseppe Buffi 13 _ USI_ Lugano _ Switzerland (CH)

“Finalmente arrivammo alla nostra meta, la sede dell’Università della Svizzera Italiana e potei togliermi gli occhiali anche perché non ci vedevo piu’ dalla fame.”

"We finally arrived at our destination, the seat of the University of Italian Switzerland and I could take off my glasses because I couldn’t see more by hunger."

Non vedevo l’ora di arrivare a destinazione. La fatica cominciava a farsi sentire.
Mentre Alessandra mi guidava attraverso le strade di Lugano, cercavo di ripercorrere con la memoria visiva quei percorsi, cercando di focalizzarmi su alcuni edifici che avevo ben in mente: la pensilina degli autobus, l’edificio a mattoni dell’arch. Mario Botta con una pianta al suo culmine, i portici con le folate di calore dei riscaldamenti appena accesi fuori dalle porte scorrevoli, le facciate della banca del Gottardo che scandiscono la viale Stefano Franscini. A un certo punto arrivammo di fronte all’università. Arrivati! Missione compiuta. La soddisfazione fu molta e i ricordi del percorso, dopo mesi sono ancora vivi. Ringrazio tutti, ma in particolare Alessandra che mi ha supportato e sopportato in questa bella esperienza. Grazie.






Surprising changes
/Laetitia Lietha/
In this representation of the walk from Capolago to Lugano, I focus on showing contradictory moments in the (urban) landscape. I want to turn the attention to places, which are attracting and in the same time repelling (probably depending on one’s view). I was looking for in-between places, which are, at the moment, not defined and thus allow individuals to fantasize about the future of the site. Therefore I was firstly seeking out for abandoned houses and unfinished building sites.
In a further step I was also intrigued by the strong presence of infrastructure on our itinerary. As the sensation was again captivating and repelling to me at the same moment, I decided to include these kind of in-between spaces as well in this essay.
Through photography and films (and also other medias) the wasteland (terrain vague) is often represented as a sublime place. The viewer is fascinated by its demolished or unfinished state. As the spectator has a certain distance - even the photographer already has it - the site becomes abstract and this might lead to a certain fascination for it. If one has a connection to the site, let’s say one used to be the owner of the abandoned house or one lives just next to the motorway; there is definitely no sublimity for him to see in a picture. So, the sensation of a space and the look at the representation of it completely differs depending on one’s past.
In this work I was interested in creating - in a playful way - an opposing feeling when looking at these sites. Trying to achieve these reactions, I wanted to play with stereotypes one has of the southern Canton of Switzerland. What happens, if these typical “elements of the south” are placed in untypical sites? What happens, if the sunbathing doesn’t take place next to the beautiful lake of Lugano? Does it change our perception of these “sublime” places and does it change our way to look at Ticino?
I tried to capture in the background the landscape of the specific location. It should give orientation where the pictures are taken along the way. Further it should emphasize the idea of contradiction; showing the stunning landscape and the in-between space at the same time. What is now sublime? Is it the abandoned house in the foreground or the beautiful landscape in the back?
The motorway opened in 1966.


Where there is not enough space, projection into a “sublime” is difficult.


Building of a villa was once under discussion, but only the garden was built.


Until now, it is uncertain what will be built on this site. To date it is not open to the public.


Francesco Borromini was born in Bissone in 1599. Passageway by the lakeside.


Since December 2011 Bissone has new noise barriers.


Profili
/Enrica Pastore/
La seguente narrazione inizia attraverso un’analisi pragmatica del territorio. Prima di intraprendere il percorso a piedi ed osservare il paesaggio “dal basso”, ho scelto di averne uno sguardo “dall’alto” attraverso immagini aeree; questo punto di vista permette di capire molto del luogo: offre la visione di insieme dei suoi elementi strutturanti. Nel momento in cui mi sono messa a camminare, ho riconosciuto ciò che avevo intorno: dallo spazio bidimensionale della vista aerea mi sono ritrovata immersa nello spazio tridimensionale del paesaggio. A partire dalle mappe alla grande scala ho cercato di sintetizzare il territorio ticinese al minimo; cioè estrapolarne gli elementi morfologici caratteristici che ne formano l’identità. Si distinguono quattro componenti suddivise in due gruppi: • elementi naturali : Lago Ceresio / pre-alpi • elementi artificiali : insediamenti / infrastrutture (autostrada e ferrovia)




La narrazione, dunque, propone di scoprire le relazioni tra i quattro elementi, la loro articolazione reciproca; si tratta di capire la composizione volumetrica del territorio dal punto di vista di colui che lo abita o lo percorre.
Mi è stato di aiuto leggere il paesaggio “disegnando” delle immaginarie linee di sezione. Se mi trovo ipoteticamente sulla linea cosa vedo alla mia destra e alla mia sinistra ? E’ stato questo il fil rouge dell’esperienza psicogeografica che mi ha guidato da Capolago a Lugano e che vorrei riproporre ai lettori della mia narrazione.
Ho individuato quattro punti di sezione differenti: a mio parere sintetizzano le possibilità di combinazione lungo il percorso dei due elementi naturali, lago e montagne che si alternano tra destra e sinistra.
  • • Capolago - Montagna / Montagna
  • • Melano e Maroggia - Lago / Montagna
  • • Ponte diga a Melide - Lago / Lago
  • • Lugano Paradiso - Montagna / Lago


Tra i due volumi, un grande pieno verticale per le montagne e un grande vuoto orizzontale per il lago, si snodano le infrastrutture e si articolano gli insediamenti. Tra prime non si può ignorare la presenza dell’autostrada: una linea che “taglia” il paesaggio talvolta in modo violento. Si ricordi l’importanza di questa via di comunicazione che rappresenta una delle identità più forti dell’intero Ticino; è un punto di passaggio tra Sud e Nord Europa, uno snodo per il trasporto merci e per la viabilità. Questo vale anche per la rete ferroviaria che corre a fianco. Gli insediamenti invece vedono Lugano come polo principale, città sede delle attività lavorative, dell’istruzione (l’Università della Svizzera Italiana), delle infrastrutture ecc…, mentre gli altri centri abitati non raggiungono grandi dimensioni. Tuttavia dal punto di vista storico-culturale si nota la presenza di alcune eccellenze come la Tipografia Elvetica a Capolago o Bissone, città natale di Francesco Borromini.
A seguire, vi sono per ciascuno dei quattro punti di sezione uno schema, le viste destra /sinistra e un’immagine panoramica del luogo.








In sintesi, ho camminato lungo il lago e sul lago, a lato e sopra i rilievi pre-alpini, sotto l’autostrada e di fianco alla ferrovia. Tutto questo mi ha insegnato tanto rispetto al territorio che avevo intorno: sia nella forma di una narrazione visiva lunga ben 15 km sia nella riflessione che ho svolto a posteriori. Sicuramente ha lasciato una traccia dentro di me.






Flussi sonori
/Marta Tonelli/
« Il nostro senso dell’udito, che finora è stato sottovalutato nella trasmissione e rappresentazione dei dati, può essere utilizzato per ampliare il repertorio rappresentazionale della cartografia. Il suono, in altre parole, ci fornisce ulteriori possibilità per la rappresentazione dei dati e dei fenomeni e più modi per esplorare e comprendere il complesso mondo fisico e umano in cui abitiamo. »

John Krygier, Making Maps with Sound



L’associare motivi musicali a percorsi geografici trova un precedente storico significativo nell’insieme di percorsi con cui le popolazioni australiane avevano creato una vera e propria mappatura del continente, detta le vie dei canti: ad ogni tratto percorso, caratterizzato da fiumi, pozzi, montagne veniva associato un canto, legato a un mito ambientato nel territorio. Le vie dei canti costituiscono quindi una rete di percorsi sonori simbolici che struttura e articola lo spazio.

Usualmente, le esperienze che viviamo nel camminare, ossia nel conoscere il mondo, vengono restituite, condivise, tramite documenti quali fotografie e mappe. Si estrapolano così alcuni elementi caratteristici dei luoghi visitati, che si crede lo rappresentino; molte volte essi riguardano la percezione meramente visiva delle cose.

Nel vivere (e nel restituire) l’esperienza psicogeografica ho scelto di trascurare gli elementi legati al senso della vista e dotarmi di un semplice registratore, in modo da poter memorizzare quanto udito, in una sorta di psicogeografia acusmatica (così era definita la pratica di ascolto degli allievi di Pitagora, tenuti a seguire la lezione da dietro la tenda in modo da non essere distratti da fattori visivi).
La dissociazione dei due sensi di vista e udito favorisce l’ascolto: i suoni ed i rumori costituiscono un apparato autonomo - potremmo chiamarlo la voce delle cose - che riporta totalmente la complessità di quanto ci circonda. Ovunque vi sia vita, c'è suono, ed il mondo è paragonabile ad una grande composizione musicale, di cui siamo, simultaneamente, attori e fruitori.

Il paesaggio sonoro è omnidirezionale e relativamente omogeneo: è il risultato di una serie di (micro)eventi sonori che dipendono da fenomeni vari e imprevisti. Dipende dal tempo: è legato ad un preciso momento, così come ad eventi che si ripetono a diverse cadenze, quotidiana, settimanale, stagionale, oppure in maniera imprevista, accidentale, repentina. Trascende il carattere pubblico o privato degli spazi, perché ne oltrepassa le barriere visive: ripartisce lo spazio diversamente, è sintomatico della vita, dell’identità di un luogo.

L’obiettivo è quello di ricomporre, tramite il montaggio delle tracce registrate, sulla scia di Luigi Russolo e Schaeffer, un brano che aiuti a ricostruire la storia del territorio percorso, raccontandone i flussi, sonori e non, che lo attraversano e ne segnano le peculiarità. A questo proposito occorre precisare che il montaggio non è stato eseguito riportando pedissequamente nell’ordine esatto i fenomeni acustici ascoltati, ma che essi sono stati manipolati ad hoc ai fini della narrazione: in ogni caso, nella realtà stessa fanno parte di una sinfonia che li rende un unicum indissolubile.
Il territorio si riempie di sovrapposizioni, acquista complessità (e contraddizioni), vive grazie e a discapito dei suoni, da cui non viene mai tradotto letteralmente, ma alterato, contemporaneamente svuotato e riempito. Quanto raccolto è stato esperito nel tempo, nel camminare: genera una grafia aleatoria ed intuitiva, fatta di percezioni, di pulsazioni, frammenti in cui si abbandona l’idea canonica di mappatura di un territorio e se ne crea una più liquida, più mutevole.

Si restituisce così una narrazione tridimensionale dell’esperienza psicogeografica, dove i suoni costituiscono molto più che il semplice informare - suono è tensione, pulsazione, esplosione, implosione, ritmo, esperienza totale nella quale si è coinvolti, immersi, assorbiti a tutti i livelli, cognitivo, affettivo e corporeo. Il suono crea, racconta, descrive e interpreta il luogo, lo spazio, il tempo, le situazioni, gli eventi e le emozioni.


Restituzione acustica e grafica del paesaggio sonoro, attraverso cui si racconta il passaggio dalla vita rurale alla realtà di cardine infrastrutturale del Mendrisiotto.